Dalla Biennale al Resegone senza passare per Venezia (purtroppo)

“Il due giugno si fa ponte? Dove andiamo?”

Le domande sono semplici, dare una risposta un po’ meno, almeno per noi. Alla fine, però, sicuri di essere liberi da impegni il sabato mattina, dopo aver valutato le possibili mete desiderate dai componenti della famiglia e averle escluse (troppo caldo, rischio temporali, troppa folla, troppo lontano…) tutte meno una, abbiamo deciso: “Andiamo a Venezia a vedere la Biennale!”

Affrontiamo i preparativi per la partenza con il clima rovente di questi giorni, ma il desiderio di partire è così forte che, dopo l’ultima giornata di lavoro, ci ritroviamo in ascensore con le borse piene e lo sguardo sorridente. Peccato che la fortuna questa volta non ci assista e dopo aver caricato e scaricato l’auto, scaricato l’auto e caricato il camper, riusciamo a percorrere solo pochissimi chilometri prima che si accenda una spia che segnala un guasto da RIPARARE (n.d.r. il mezzo è nuovissimo: tre mesi e 800 chilometri! Avremo fatto bene a rottamare il nostro vecchietto con cui abbiamo girato in lungo e in largo l’Europa?). Torniamo indietro, scarichiamo il camper, questa volta con sottofondo di BIP, ricarichiamo l’auto e rientriamo a casa. Vacanza saltata e Biennale pure.

Oggi, quindi, ci svegliamo a  casa con una giornata a disposizione e la stessa domanda: “Dove andiamo?”. La decisione viene presa stranamente senza troppa fatica: si va sul Resegone, partendo da Morterone.

Il Resegone è conosciuto da tutti gli studenti italiani, ma se uno dei “miei venticinque lettori” non lo sapesse, dirò che questo monte dalla forma così particolare fa da sfondo alla città di Lecco.

Morterone è meno nota, anche se detiene il primato di più piccolo comune d’Italia per numero di abitanti: solo 34 (meno di uno per frazione, visto che queste sono circa 50, oggi perlopiù disabitate). La salita che porta a Morterone, 15 chilometri da Ballabio molto amati dai ciclisti, è assai stretta e tortuosa. In paese c’è una chiesa, ma non ci sono scuole; ci sono due trattorie e una stalla comunale, ma non ci sono negozi. Eppure il paese ospita un interessantissimo progetto: un museo di arte contemporanea all’aperto nato con l’ambizione di “affermare la possibilità e la volontà di una crescita armonica di uomo e ambiente”. È così che passeggiando per le vie del paese e per i campi si possono ammirare oltre 30 opere di pittura e scultura di artisti europei, alcune delle quali sono state esposti in passate edizioni della Biennale di Venezia (ed ecco che il cerchio si chiude).

Ammirando le opere, si ammira anche la bellezza del paesaggio: una bellezza genuina, senza fronzoli, non costruita per piacere ai turisti, ma che può piacere ai turisti proprio perché non costruita. Gli amanti delle passeggiate apprezzeranno poi le opportunità offerte dalla zona, in particolare l’ascesa al Resegone: in circa due ore di camminata su un sentiero facile, a tratti piuttosto ripido, si raggiungono il rifugio Azzoni e la vetta a 1875 metri. Nelle giornate più limpide da quassù si gode una vista davvero spettacolare su Lecco, i laghi e l’arco alpino, dal Rosa e dal Cervino, fino all’Adamello e oltre.

Una curiosità: da otto anni si svolge qui la Resegup una gara di corsa in montagna che parte dal centro di Lecco, raggiunge la vetta del Resegone e poi, dopo aver toccato anche il comune di Morterone, ridiscende a Lecco. I 1000 atleti ammessi si sfideranno domani, 3 giugno, su questo percorso impegnativo sia in salita che in discesa. Per molti l’importante sarà riuscire a raggiungere il traguardo entro il tempo massimo di 6 ore e poter dire “Io ce l’ho fatta”. I più forti cercheranno di battere i record stabiliti lo scorso anno: 2:10:20 per gli uomini e 2:44:15 per le donne. Io li applaudirò e li incoraggerò, come ogni anno, quando li incontrerò ormai nelle vicinanze del traguardo: a loro va tutta la mia ammirazione!

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Keith Haring a Milano

Ho la fortuna di abitare non troppo lontano da Milano. Diciamo quella distanza che da universitaria mi ha permesso di fare tranquillamente la pendolare per tornare ogni sera a vedere il mio lago e che ora mi permette di vivere ancora vicino all’acqua, anche se il lago è cambiato, ma nello stesso tempo di raggiungere velocemente la metropoli ogni volta che mi va.

Tra i motivi per una visita a Milano fino al 18 giugno c’è la mostra “Keith Haring. About Art” . Le sale di Palazzo Reale ospitano 110 opere dell’artista pop americano, quasi tutte provenienti da collezioni private e alcune delle quali mai esposte prima in Italia.

Morto di AIDS a soli trentadue anni, in poco più di dieci anni di attività Haring si è dedicato a un’arte accessibile a tutti e non ha mai dimenticato la lotta sociale.

Se siete già ammiratori dell’artista, non vi serve cercare altri motivi per visitare la mostra.

Se, invece, siete solo curiosi o anche un po’ scettici, come me, potete farvi invogliare da due ulteriori considerazioni:

  • molte opere sono di dimensioni monumentali (vedere per credere);
  • il curatore, Gianni Mercurio, ha fatto un lavoro interessante, facendo dialogare le opere di Haring con le sue fonti di ispirazione, dalla colonna di Traiano, a una delle démoiselle di Picasso, dalla lupa capitolina a Pollock, in un gioco di rimandi e citazioni che sfidano l’osservatore e lo invitano a non fermarsi a una lettura superficiale delle opere.

L’audioguida, compresa nel prezzo del biglietto, aiuta a cogliere anche gli elementi meno evidenti nelle opere e a comprendere il contesto umano e sociale in cui sono nate.